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Il gioco delle parole

Vi vorrei rendere partecipi di un piccolo fatto del mio passato che potrebbe sembrare insignificante, ma che credo abbia segnato la mia vita più di qualsiasi altra cosa.

Quando mangiavamo, seduti al tavolo, accadeva spesso che ci si trovava a chiacchierare , qualche volta si diceva una parola “strana” e sul significato di quella parola si iniziava una intensa discussione. Il gioco terminava solo al termine della verifica della stessa sul dizionario. (Non potete immaginare la soddisfazione che si provava nella vittoria in tale gioco).

Come ogni cosa che accade ai bambini questa cosa ha necessariamente influenzato il mio modo di discutere e di parlare. Molto probabilmente è stato in quel momento che ho capito l’importanza di conoscere e verificare il significato delle parole.

E’ un processo che mi porto dietro da sempre e che mi porta spontaneamente ad analizzare le frasi che mi vengono dette con attenzione, cercando di cogliere il significato reale delle parole.

Con il passare del tempo mi sono reso conto, proprio per questa mia piccola “deformazione”, che si sta perdendo  il collegamento tra significato e parola pronunciata. Le parole vengono utilizzate in maniera arbitraria senza essere soppesate, valutate e soprattutto senza dare loro un significato.

Nel momento in cui io pronuncio la parola “mandarino” ho in mente la definizione della stessa “frutto arancione con semi, di forma tondeggiante, succoso dolce e un pò aspro”.

il problema sorge nel momento in cui si applicano determinate definizioni a entità che non conosciamo direttamente.

Se io dovessi dire “quel rincocefalo mi stava guardando” in pubblico, potrebbe accadere che una persona mi venga vicina e mi dica “oh! dici a me? guarda che ti spacco la faccia“. Potrei stare ore a spiegare (se me lo si lasciasse fare) che il rincocefalo è un lucertolone che stava poggiato sul muro e mi fissava…

Questo perché l’individuo in questione non avrebbe una base concettuale su cui appoggiarsi e farebbe un lavoro di accostamenti di significati preconcetti…

Nel momento in cui io do una definizione ad un’entità sto catalogando mentalmente la realtà rinchiudendola in determinati ambiti. Quando “definisco” non faccio altro che attribuire delle caratteristiche a tutto ciò a cui attribuisco quel nome.

Definire (racchiudere) più entità in una definizione è un’attività estremamente rischiosa, soprattutto se applicato a categorie umane senza conoscere effettivamente il significato delle parole utilizzate.

Le parole di “Clandestino”, “Comunista”, “Mafioso”, “Fascista”, “Immigrato”, “Straniero”, “Violento”, “Bene”, “Male”, “Dio”, “Toghe Rosse”, “Mussulmano” (L’ultima è “Amore”ed “Odio” – purtroppo) vengono utilizzate senza attribuire ad esse un significato perché molti non conoscono il vero significato di tali parole (essendo spesso utilizzate parole che hanno dei Significati notevolmente complessi o non hanno nessun significato).  In tal modo si racchiude la realtà in categorie fittizie che, per chi si pone in maniera acritica nei confronti di essa, possono diventare delle vere e proprie gabbie logiche.

Se un giorno vi capiterà di essere definiti in una categoria logica, prima di lasciare passare, chiedete a chi vi parla cosa vuol dire la parola che ha utilizzato… noterete che il vostro concetto di tale parola differisce notevolmente dal suo.

Per questo non accetto nessuna definizione del mio essere in categorie precostituite. L’essere singolare rappresenta l’anomalia non definibile o controllabile.

Aria

Essere che è ovunque e non si muove.

Entra nel corpo ad ogni respiro

Ribolle nel sangue ad ogni battito del cuore.

Ad ogni sospiro incatena a questa vita,

Vibra al tremare d’ogni corda

Punge quando non basta il calor che l’accarezza.

Forma d’arte che allo schioccar delle dita crea armonia.

Essenza vitale che pervade e non possiede…

Oggi parlerò del Sud dell’informazione, L’informazione vista dalla periferia… Il luogo dove Il Fatto Quotidiano non arriva e le liste civiche a 5 stelle sono pura utopia. Dove i sindaci dei paesi vengono messi quali specchietti per l’elezione del presidente della provincia.

Provate ad immaginare: Congresso sulla libertà di stampa, a Calimera… Senza togliere nulla ai giornalisti presenti, senza togliere nulla alle idee presentate… Relatori di tutto rispetto: Quotidiano, Canale 100 e due altri giornalisti “tutti veterani del mestiere”.

La conclusione dell’incontro? La libertà di informazione è pura utopia, ciascun giornalista manipola le informazioni in base al colore di chi gli sta dietro e “l’equilibrio” sta nel manganellarsi a vicenda in base al colore politico.

Questa è la concezione della “libertà di stampa” made in Sud dovuta soprattutto a pressioni di lobbies, editori, politici, mafie, gruppi massonici, Berlusconi ecc. ecc. ecc. Tutto perfetto, tutto giustissimo ma… il solito piangersi addosso tipico della nostra cultura…

Propongo, mi espongo e chiedo: “ma non si potrebbe provare una forma di informazione alternativa? Se si reputa così importante l’indipendenza del giornalista da editori “imprenditori”… perché non si prova a replicare l’esperienza di un giornale come “il Fatto quotidiano” di Travaglio?”.

Risposta… la potete pure immaginare, a grandi linee… “Rischiare il c..o e rischiare di rimanere senza lavoro per avviare un giornale che rischia di non essere comprato? see… come no…”

Occasione buttata di riscatto morale del sud… ma non dispero e segnalo il gruppo Calimerese Polemonta che sono dichiaratamente di sinistra ma che hanno la voglia di manifestare le proprie idee con chiarezza, senza nascondersi in luoghi comuni…Anche rischiando…

Sono sempre più convinto che la rete ci salverà da questa deriva… Quando tutti sono fermi iniziate a muovervi…

Inneres Auges

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c’è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce…
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s’intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato…
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

P.S. da fonti attendibili ho saputo che “Inneres Auges” significa  “l’occhio interiore” in tedesco.

Da oggi il Prospettive inizierà una parentesi culturale che durerà fino a quando questa mia persona avrà la forza di resistere al sistema Sud.

Il sistema Sud è un moto spontaneo, un modo di pensare intrinseco alla cultura di gran parte del Sud d’Italia è , fondamentalmente, un sistema per mantenere lo status quo, l’equilibrio, all’interno della società stessa. Un sistema per impedire qualunque moto di cambiamento… Il sitema sud è la causa principale delle “emigrazioni di massa” dei giovani dal sud. Il sistema sud è racchiuso nella frase “giù da noi non c’è lavoro e le cose non si possono cambiare”.

In generale si può dire che ogni tentativo di cambiare tale sistema è vano, perchè non è qualcosa di artificiale, ma una manifestazione intrinseca della “piangeria” del sud. Fondamentalmente è un’autodifesa del sistema di potere gerontocratico e gerarchico del sud, che ci fa nascere nella convinzione che l’unico modo per sopravvivere al sud è adeguarsi al sistema o emigrare.

Oggi parlerò di una piccolezza che mi è accaduta oggi che sul momento mi è apparsa banale… ma che banale in realtà non è…

Sto da alcuni giorni cercando di avviare una piccola attività di informatica, l’unica cosa che adorerei fare da tempi immemorabili. Sviluppo di siti web, Assistenza informatica (poco per evitare ), un servizio “innovativo” di pronto soccorso informatico su 24 ore per aziende, e corsi di informatica.

L’idea di organizzare corso di informatica mi sarebbe piaciuta e ne ho parlato con una persona, visto che l’avevo scritto sulle mie semplici broshures.

Tra una cosa e l’altra è capitato di chiacchierare un pò su come gestire l’attività e, magari, di come organizzare i corsi.

Questa persona (una persona che comunque stimo molto)  mi ha dato due “dritte” che sul momento mi sono sembrate anche accettabili, ma che poi, col passare del tempo, hanno svelato un lembo della “cupola” che racchiude il Sud:

  1. Riguardo all’attività che sto avviando dovrei cercare di mettermi d’accordo con gli altri operatori del settore in modo da non avere prezzi troppo competitivi;
  2. Riguardo hai corsi, invece, mi ha suggerito di organizzare i corsi di informatica e di proporli al Comune per essere finanziati in modo da renderli gratuiti a chi partecipa (io invece stavo pensando di organizzare i corsi per conto mio (a pagamento) e affittare la saletta del comune che è l’unica ad avere una  struttura sufficentemente avanzata – almeno per ora).

In un primo momento i suggerimenti mi sono sembrati validi dal punto di vista razionale, perchè mi evitavano conflitti con gli altri operatori e mi rendevano facile e remunerativo avviare dei corsi di informatica avendo anche il supporto del comune.

Questa sera, osservandoli da un’altra prospettiva, mi si è palesata una differente interpretazione…

La domanda che mi sono posto è “perchè?”.

Per quale motivo dovrebbe essere il comune a pagare dei corsi di formazione informatica per una decina di persone? Perchè dovrei sottrarre dei soldi a tutti, che potrebbero servire per sistemare le strade o diminuire il debito, per fornire dei servizi a quei pochi che usufruiscono dei miei ipotetici corsi? Quale beneficio ne trarrebbe il comune da tali corsi? Seconda domanda che mi sono posto, “ma quello che so quanto vale?” Se dovessi accettare l’idea che il comune paghi i miei corsi perchè la mia conoscenza sia gratuitamente disponibile… A questo punto il valore che, chi mi sta accanto, darebbe alla mia conoscenza ed alla mia persona è pari allo zero.

Di corsi di informatica gratuiti ne ho fatti, e ne farò altri (se ne avrò la possibilità), ma non dovranno essere pagati da nessuno e soprattutto saranno su argomenti e con persone che eticamente ne hanno bisogno.

Per quanto riguarda il mettermi d’accordo con gli altri operatori del settore, avevo già in parte organizzato i miei servizi in modo tale ridurre al minimo la sovrapposizione del mio campo con quello di altri.

Ovviamente qualche servizio non può non incrociarsi perchè l’ambito informatico a questo livello ed in questo ambiente è abbastanza ristretto. Ma quello a cui puntavo ed a cui continuo a puntare è una sana collaborazione negli ambiti in cui ciascuno di noi è carente. In modo da integrare i servizi forniti da ciascun azienda ed espanderci a livello globale.

Reputo invece sbagliato accordarsi su un costo standard di servizio, per 3 motivi:

  1. Il cliente ci perde perchè si trova in un mercato falsato da regole di mercato falsate.
  2. Il Negoziante ci perde perchè il servizio che offre non viene valutato per il valore effettivo.
  3. La società stessa ci perde, perchè il mercato resta fondamentalmente stabile e non vi è la possibilità di miglioramento o di espansione. Per questo la società tenderà a tagliare fuori le nuove generazioni da un mercato che tendenzialmente dovrebbe favorire le nuove generazioni.
  4. Si espone il mercato alla colonizzazione daparte di grandi aziende esterne, che difficilmente entrano a patti con i piccoli imprenditori.

A breve inizierò ad organizzare i miei primi corsi base di informatica a Calimera. Molto probabilmente saranno dei fallimento perchè chiederò il pagamento di una quota di partecipazione (soprattutto per l’affitto della saletta e per giustificare il mio lavoro).

Io, nonostante tutto, continuo ad andare avanti per la mia strada… Qualcuno, spero,  inizierà a capire…

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