L’ampolla e il pesce
Maggio 2, 2008 di darkamex
L’immagine che percepiamo differisce profondamente dalla realtà delle cose. Ignoriamo tutti gli eventi al di fuori di quelli che avvengono nel nostro angolino di mondo. Siamo intrinsecamente limitati dalla non oggettvità della nostra esperienza.
L’esperienza personale è il nostro confine e in base ad essa diamo forma alla nostra realtà, è una membrana che ci avvolge e si sposta con noi, arriva sino a dove riusciamo a vedere, sentire, ascoltare. Il nostro punto di vista è relativo ed assoluto nello stesso momento.
Sapere questo vuol dire capire una parte del mondo.
Capire la propria limitatezza temporale e fisica porta ad avere una visione distaccata della realtà stessa e degli eventi che la influenzano riuscendo a dare il giusto valore alle proprie idee al proprio essere.
Un pesce rosso ruota all’interno di un’ampolla da sempre, è nato, cresciuto, vissuto al suo interno e guarda il suo mondo credendo che sia la realtà, non può avere nessuna conoscenza dell’universo, perchè la sua esperienza è racchiusa all’interno di una piccola ampolla.
Può pensare che esista una stanza al di fuori, perchè ne intravede le forme, può pensare che esistano degli esseri superiori, perchè ogni tanto li intravede quando gli portano il cibo, può avere sentore dell’esistenza del sole, del giorno e della notte…
Ma non può avere una visione oggettiva della realtà… perchè la realtà non è conoscibile da una parte di essa limitata dalle sue stesse regole.
Si può guidare la consapevolezza della realtà? Secondo la mia prospettiva ci sono degli strumenti che riescono a deformare la limitatezza della soggettività umana portando determinate informazioni all’interno del nostro confine umano in determinati momenti.
Alcuni di essi sono attivi, altri sono passivi. Internet mette in evidenza la molteplicità delle realtà e dell’informazione. E’ l’esempio lampante di come le culture possano condividere conoscenza e crescere, altri strumenti come la televisione, i giornali le radio sono strumenti unidirezionali che possono portare in risalto gli eventi in base alle prospettive di chi le conduce.
Un discorso dialettico è l’unico modo reale di modificare la realtà in maniera propositiva.




Caspita hai proprio ragione… molto spesso ci si rifugia nella “amata” ampolla per sfuggire a una realtà che non si può o non si vuole accettare, per la consuetudine della vita (quindi a volte involontariamente), perchè si vuole guardare la realtà solo da un determinato punto di vista, perdendo la possibilità di avere un confronto che ti aiuti a dire a te stesso “il mio non è l’unico modo di vedere la realtà”.
Sono d’accordo, con te… credo che l’unico modo per ampliare la nostra conoscenza del mondo sia quello di confrontarci con gli altri senza pensare di essere gli unici depositari della verità.
Ma il discorso è amplio perchè questo confine non è un qualcosa di statico ma qualcosa che varia con le nostre esperienze. Siamo noi a decidere come limitare la nostra vita, anche se determinati confini spaziali e temporali sono umanamente invalicabili.
Internet amplia questi confini in maniera esponenziale perchè ci mette in contatto con tante realtà differenti e simili alla nostra. Crea dei ponti trasversali all’interno della società al di là dello stato sociale di una persona…
Crea una piazza globale dove poter crescere e ampliare le proprie conoscenze.
è giusto dire che ognuno di noi vive nel suo piccolo mondo, circondato dalle persone che ama e che per lui sono importanti. è giusto che ognuno di noi abbia le sue convinzioni e le sue idee, che per quanto sbagliate o meno ci sembrano in un determinato momento quelle più giuste per la nostra esistenza e per quella degli altri. è giusto il confronto dialettico per avere una visione globale e per ampliare le nostre conoscenze. ma la domanda è un’altra: quanto siamo disposti a metterci in gioco, quanto siamo disposti a parlare gli uni con gli altri, quanto siamo umili da ammettere i nostri errori e sopratutto accettare i consigli e le visione del mondo degli altri? non ci può essere confronto se si rifiuta di parlare, se ci si vergogna gli uni degli altri, se consideriamo diverse le persone che non ci piacciono, che non rientrano nei nostri canoni, nel nostro modo di vedere il mondo.
Ciao luiggia,
ciascuno di noi ha la propria vita da vivere e cerca in tutti i modi di farlo nel miglior modo possibile.
Quello che ho cercato di trasmettere (nella limitatezza che le parole e le immagini possono avere) è che la conoscenza del mondo che ciascuno di noi ha è molto limitata.
Riguardo alle domande che poni non credo che ci possa essere una risposta univoca ed universale.
Credo che ciascuno di noi abbia la propria risposta che sarà sempre diversa da individuo ad individuo.
La disponibilità a vedere la realtà con gli occhi di un’altro non credo che sia una questione di umiltà, ma di consapevolezza dei propri limiti… Quanto più si è consapevoli di avere dei limiti umani tanto più si sarà disposti a accrescere tali limiti attraverso il dialogo ed il confronto.
Come ti sarai resa conto leggendo qualche post del blog, non credo che la diversità sia un difetto, ma un pregio. Ciascuno di noi è diverso e se così non fosse ci sarebbe l’omologazione e la mancanza di prospettive e di confronto.
La diversità crea intrinsecamente molteplicità e ricchezza anche se viviamo, purtroppo, in una società fortemente omologata ed omologante.