La lingua, come abbiamo detto, è una convenzione e le parole che esprimiamo sono delle costruzioni logiche che ci permettono di collegare tra loro i concetti che possediamo. La lingua è intrinsecamente imperfetta e non tutto quello che si esprime è reale. Per esempio:
“Tutto ciò che io dico è falso”
La frase è sintatticamente perfetta ma intrisecamente sbagliata, in quanto non può essere vera ma nemmeno falsa, è un limite non affrontabile a livello di logica in quanto essa implica il contrario di quello che afferma.
La filosofia, in genere, su questo tipo di frase stabilisce che non vi è possibilità di trovare una soluzione logica, ma questo crea uno scompiglio nella realtà visto che questo paradosso è intrinseco al modo di pensare dell’individuo.
Bisogna affermare chiaramente che il paradosso dell’autoreferenzialità non è solo una costruzione logica, ma è una realtà che ci circonda e molto spesso capita di avere a che fare con tale paradosso nelle discussioni e nelle situazioni reali.
Riporterò un esempio che possa essere chiarificatore.
Il pensiero:
Tutto ciò che dice chi non crede a ciò che io dico è falso.
oppure
Ho ragione e chi dice il contrario di quello che dico io, dice il falso.
è un pensiero che è intrinseco alla nostra realtà eppure è sfrutta un paradosso logico, infatti se qualcuno dovesse provare a criticare ciò che io dico, dicendo:
Non tutto quello che tu dici è vero, ci sono alcune cose su cui sbagli.
Partendo dalle premesse iniziali, non si potranno avere che queste risposte:
Non credendo a ciò che io dico, stai affermando il falso.
oppure
Non dandomi ragione, dici il falso.
In quel momento applico “il paradosso dell’autoreferenzialità strutturale” (o paradosso del possessore della Verità) al mio modo di essere ed esso non è una costruzione fittizia, ma una costruzione reale con degli effetti fisici sul mio modo di concepire la realtà. Il paradosso dell’autoreferenzialità strutturale si innesca nel momento in cui si afferma una verità impedendo qualunque possibilità di un confronto dialettico.
La potenza di questo paradosso è devastante perchè scarta “a priori” qualunque obiezione che si possa porre alle proprie certezze e avvalora solo le motivazioni a favore di una determinata visione della realtà. In alcune concezioni tale paradosso deve essere accettato come dogma in quanto esso crea un vuoto di giudizio su cui si può strutturare qualunque tipo di corrente di pensiero.
Accettare acriticamente questa base logica, non strutturata sui fatti o su effettive conoscenze, non permette di avere una visione oggettiva sulla realtà in quanto limita quello che si può conoscere della realtà dell’individuo escludendo qualunque idea che possa inficiare la teoria di partenza.

Comlimenti.
non sarà anche la base di totalitarismi!?!
E’ alla base di qualunque pensiero astratto “logico” che non sia supportato da fattori pratici… è una piccola imperfezione nel nostro modo di concepire la realtà.
Piccola?
Se è piccola, potrebbe appartenere alla categoria di quei fatti che hanno enormi conseguenze.
Non sto polemizzando: continuo a riflettere.
[...] 14, 2009 di darkamex Analizzando il paradosso dell’autoreferenzialità strutturale ci è sorto un dubbio molto profondo, ossia se questo paradosso possa essere utilizzato [...]
Complimenti!
Te li faccio non perché ho capito quello che hai scritto, al contrario, perché in genere quando c’é qualcosa che non capisco o è qualcosa di eccezionale (almeno dal mio modesto punto di vista) oppure è una di quelle cose che non hanno senso. Questa sembrerebbe avere senso però.
Ma forse è per qualche bicchiere di vino di troppo….
Beh… ora che rileggo, credo di avere capito quello che dici. Con questo però non voglio togliere nulla all’ “eccezionale” del tuo articolo. Ecco, penso questo sia un’altro caso di autoreferenzialità strutturale…
Mi sbaglio? (dovevo forse premettere che tutto quello che dico è giusto, ma mi sembra triviale, no?
)
@ vino
Chi sono io per stabilire se la tua opinione, che si riassume nel termine “eccezionale”, su quello che hai letto sia giusta o sbagliata? E’ un tuo punto di vista, lo posso non condividere o meno, come il mio punto di vista può essere condivisibile o meno…
Io ho espresso un’opinione che tale resta.
Ho soltanto osservato quello che io reputo un parallelismo tra “un non senso riconosciuto” ed un modo di ragionare che reputo intrinseco all’individuo.
E’ possibile che mi sbagli, sono un uomo e, in quanto tale, penso con limiti umani.
(L’importante, per me, è essere consapevole dei propri limiti ed accettare ogni tanto, la possibilità di non essere sempre e comunque nel giusto… cosa che in molti dimenticano)