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Archive for maggio 2008

Piazza del sole


Le grida riempiono l’aria di gioia ed emozione. I bambini si inseguono e corrono senza tregua su questa piccola piazza, girano in tondo, si strattonano, deviano e riprendono ad inseguirsi. Un immenso fluire di voci e di splendidi sorrisi che si cercano, si guardano e si sfuggono.

Alcuni, i più bravi, sono in sella alla propria bici a ruotare, frenare ed accelerare incrociandosi con gli altri, senza mai scontrarsi, altri hanno il monopattino e cercano invano di raggiungerli, sarà la sfida della vita…

Per loro il caos è un gioco, evitare l’inevitabile è una questione d’istinto e di incoscienza. Tagliare una corsa, inseguire in tanti una palla o inseguire un amico è un gioco ad incroci casuali. L’abilità è non far concidere la propria propettiva con quella di chi ti è di fronte e non ti guarda.

Più si è, più il gioco sembra divertente e rischioso ed ogni incrocio dona la gioia di un sorriso.

Fermarsi respirare e riprendere una corsa infinita, sotto un sole che scalda e dona energia. Non vi sono sentieri definiti ma una serie indefinita e casuale di incroci. I bambini riescono a governare il caos che li circonda con la stessa maestria con cui un giocoliere fa ruotare in aria delle palline. In questa loro arte trovano la gioia.

I bambini sono molto più consapevoli dell’imporanza e della meraviglia che il caos rappresenta. Intorno alla piazza le auto seguono il proprio sentiero. I genitori sono seduti sulle panchine a chiacchierare e ciascuno segue, con disciplina, il proprio figlio con la coda dell’occhio.

Sorvegliati, innanzi alla chiesa e al comune i bambini restano al di fuori dei canoni questa società, ordinata e definita lasciandosi andare alla propria sensazione di gioia.

Le campane del comune suonano ordinatamente cinque rintocchi e poi altri tre di diverso tono. I bambini corrono, non curanti di suoni diversi dalle proprie voci, molti dei grandi alzano il braccio e si guardano il polso.

Una ragazza attraversa la piazza, si guarda intorno cercando qualcuno. La seguo con gli occhi e, alzandomi dalla mia panchina, le vado incontro…

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Concetti statici e dinamici


I concetti che esprimiamo sono indissolubilmente legati alla realtà, o meglio al nostro modo di vedere la realtà stessa. Siamo noi a decidere quale sia il legame che vi è tra una parola e l’oggetto di cui parliamo.

In questo rapporto univoco tra concetto ed oggetto vi è la mano creativa dell’uomo che riesce a dare delle sfumature di significato in base alle necessità dialettiche ed alla propria esperienza.

Alcune parole, invece, sono fondamentalmente slegate da un significato reale e possono assumere dei significati molto meno delineati rispetto ad altre.

I concetti di cane, di gatto, di casa, di tetto sono logicamente collegati ad un oggetto e, in base alle esperienze oggettive di ciascuno di noi, rievocano delle immagini ben delineate. Questi concetti possono essere considerati statici perché indicano sempre un oggetto non variabile.

La variazione di significato tra più individui, relativamente hai concetti statici, è dovuta alla variazione di immagini richiamate dal singolo individuo nell’elaborare tali concetti.

Le parole che indicano questi concetti non possono essere utilizzate in maniera flessibile in quanto il concetto di base è condiviso ed è un oggetto reale ed effettivamente esistente. Quello che cambia è l’immagine che l’individuo crea nel momento in cui ha assimilato il concetto.

Immagine e concetto sono due entità diverse: la prima è individuale la seconda è invece una convenzione logica indicante un oggetto nella realtà.

Quando riflettiamo non facciamo altro che collegare una serie di concetti. L’errore in un ragionamento si ha quando si collegano i concetti ignorando la realtà degli stessi.

Alcune parole invece sono delle vere e proprie trappole logiche: la bontà, la giustizia, l’amicizia, la patria, il passato, la cattiveria, la bellezza, la stupidità, il futuro e tutti quei concetti che sono slegati dalla oggettività dell’esperienza umana sono delle convenzioni create dall’individuo e dalla comunità degli individui.

Questi concetti sono molto più dinamici e vivi in quanto essi scaturiscono totalmente dall’esperienza soggettiva dell’individuo e dal confronto dialettico. Sono totalmente legati alla soggettività e scaturiscono un’insieme di immagini che può variare da individuo ad individuo.

Le variazioni di significato nei concetti dinamici hanno una radice più profonda. Nei concetti dinamici è l’individuo a definire il concetto stesso e a modificarlo. Non vi è nessuna base oggettiva ma il concetto stesso è una convenzione soggettiva tra più individui. Questa non riconducibilità ad immagini del concetto rende molto difficile la creazione di valori oggettivi ed universali per tali parole in contesti sociali molto ampli.

Ciascuno di noi ha un’idea soggettiva di tali concetti che è stata plasmata con il passare del tempo in base alle proprie esperienze. La dinamicità di tali concetti è tale che all’interno di una singola discussione si può variare incosapevolmente la propria concezione degli stessi.

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Pioggia di Primavera


Nuvole scure e pesanti si stendono fra i miei occhi ed il sole. Nuvole scure e pesanti di pioggia avanzano lentamente sospinte da un vento dispettoso. La mia pelle avverte un brivido, non di freddo, che la percorre velocemente e che mi porta un attimo di tensione. Gli alberi acquistano un colore vivo e forte in contrasto col grigiore del mondo circostante… sembrano brillare di luce propria.

Le foglie fremono, singolarmente, in attesa di una goccia che le bagni… le foglie fremono in attesa dell’ultima pioggia primaverile. Tra loro gli uccelli si posano, cercando riparo, e pigolano arroccati in quelle ultime fortezze della natura.

Sento un rumore dolce che invade la città, sento il mio corpo che cede all’illusione della pioggia. Le persone intorno a me si affrettano, cercando riparo, sotto un portico o sotto un balcone. Si corre e ci si guarda intorno sperando di non venire bagnati… La pioggia cade comunque…

Per terra vedo tante macchioline circolari e scure: ogni goccia che cade si posa violentemente lasciando un segno. Ogni goccia che cade, se presa singolarmente, ha una forza infinitesima.

Ne cadono miliardi in un secondo e ciascuna di esse è diversa dalle altre, ciascuna di esse colpirà un bersaglio differente, bagnandolo. Noi guardiamo all’insieme, la pioggia, volendo ignorare che tale insieme è formato da un numero spropositato di singolarità. La pioggia è molteplice e dinamica, e per questo ha effetti molteplici sulla realtà che ci circonda.

Osservo un infinitesimo delle gocce che in questo momento stanno cadendo sulla città, osservo un infinitesimo degli effetti che essa porta all’interno del nostro sistema. Mi rendo conto che la mia visione della pioggia è parziale e che ciascun essere che la osserva e la vive ne viene influenzato in maniera differente.

Mi rendo conto che ogni goccia che cade cambia impercettibilmente l’esistenza di chi la osserva.

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Ulivi


Un lieve soffio di vento mi accarezza la pelle mentre sono seduto, in silenzio, sotto questo ulivo. Guardo il cielo colorato di un azzurro sibillino e i rami che vi tracciano tanti sorrisi delicati.

Un mare di verde mi sovrasta e mi avvolge e sui muri sconnessi, scaldate da un tiepido sole primaverile, due lucertole litigano e si inseguono… io sono fermo ed osservo quelle creature.

Saltella tra i rami un passero, pigolando e sfuggendo al mio sguardo, ha ali veloci e zampette decise, ma è l’essere più delicato che conosca.

L’erba si lascia andare ad una danza lenta e deliziosa sospinta dal vento e dal sole. I suoi colori restano sempre uguali ma è il riflesso del sole a donare a quell’onda un’ordinata variazione.

Avvolto dalle rughe di questa pianta, trovo un pò di pace con il mondo… Penso a chi vuole dominare questa terra e mi chiedo cosa resterebbe dei suoi dogmi se potesse vedere la realtà con i miei occhi.

Intorno a me, immobili, altri alberi d’ulivo aspettano qualcuno da proteggere e curare, sono in paziente attesa di farsi conoscere da chi li voglia ascoltare.

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Incontri e Voci


Passo dopo passo mi muovo ed è questo che mi distingue dagli esseri inanimati. Incontro tanta gente che cammina come me, sorride e chiacchiera vivacemente sulla propria vita e di quello che ha sentito. Persone che si incontrano si guardano, si sfuggono ed esprimono i propri pensieri, ordinatamente.

Il sole inizia a sparire tra i palazzi e le ombre si fanno sempre più lunghe. Ascolto sprazzi di una discussione, sento i brevi silenzi, poi un’altra voce ed un’altra ancora. E’ quasi musica…

Mille finestre socchiuse su questa strada, mille piedi che si muovono seguendo traiettorie casuali, mille pensieri che si incrociano e mille voci che si mescolano e si confondono. In ciascuna finestra vi è una vita ed ogni vita è il tramite per un’altra.

Immetto il mio piede nella piazza ed un leviatano di voci appare innanzi a me, un suono unico immenso e continuo che rimbomba oltre le pareti ed oltre i miei pensieri. Tutti parlano ma la voce è singola, eppure ciascuno non perde il contatto con la propria di voce. Ciascuno parla a qualcuno che ascolta.

Intravedo la molteplicità dei pensieri svelato dall’unicità della voce, ciascuno di noi vive quest’attimo in maniera differente, ha un canale con la propria realtà ed ignora l’insieme che lo sovrasta e di cui fa parte. Ogni voce che sento è univocamente legata alla persona che sta parlando e a quella che ascolta. Gli altri sono esclusi da questa realtà.

La realtà del singolo è parte della massa ma dalla massa viene ignorata. La voce permette di creare dei legami all’interno delle masse.

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L’ampolla e il pesce


L’immagine che percepiamo differisce profondamente dalla realtà delle cose. Ignoriamo tutti gli eventi al di fuori di quelli che avvengono nel nostro angolino di mondo. Siamo intrinsecamente limitati dalla non oggettvità della nostra esperienza.
L’esperienza personale è il nostro confine e in base ad essa diamo forma alla nostra realtà, è una membrana che ci avvolge e si sposta con noi, arriva sino a dove riusciamo a vedere, sentire, ascoltare. Il nostro punto di vista è relativo ed assoluto nello stesso momento.
Sapere questo vuol dire capire una parte del mondo.

Capire la propria limitatezza temporale e fisica porta ad avere una visione distaccata della realtà stessa e degli eventi che la influenzano riuscendo a dare il giusto valore alle proprie idee al proprio essere.

Un pesce rosso ruota all’interno di un’ampolla da sempre, è nato, cresciuto, vissuto al suo interno e guarda il suo mondo credendo che sia la realtà, non può avere nessuna conoscenza dell’universo, perchè la sua esperienza è racchiusa all’interno di una piccola ampolla.
Può pensare che esista una stanza al di fuori, perchè ne intravede le forme, può pensare che esistano degli esseri superiori, perchè ogni tanto li intravede quando gli portano il cibo, può avere sentore dell’esistenza del sole, del giorno e della notte…
Ma non può avere una visione oggettiva della realtà… perchè la realtà non è conoscibile da una parte di essa limitata dalle sue stesse regole.

Si può guidare la consapevolezza della realtà? Secondo la mia prospettiva ci sono degli strumenti che riescono a deformare la limitatezza della soggettività umana portando determinate informazioni all’interno del nostro confine umano in determinati momenti.

Alcuni di essi sono attivi, altri sono passivi. Internet mette in evidenza la molteplicità delle realtà e dell’informazione. E’ l’esempio lampante di come le culture possano condividere conoscenza e crescere, altri strumenti come la televisione, i giornali le radio sono strumenti unidirezionali che possono portare in risalto gli eventi in base alle prospettive di chi le conduce.

Un discorso dialettico è l’unico modo reale di modificare la realtà in maniera propositiva.

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