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Archive for luglio 2008

Un mattino


Svegliarsi la mattina presto, poco dopo il sorgere del sole, è una sensazione meravigliosa. Lentamente ti rendi conto che il tempo sembra fermarsi su ogni singolo attimo della tua vita. Il silenzio che durante la notte domina il paese, si perde nei rumori del risveglio. Non si sente ancora il caos del giorno e tutto sembra muoversi più lentamente. Si è più calmi la mattina e si cerca di disturbare il meno possibile la pace che ci circonda. Non è un qualcosa di volontario ma una sensazione naturale che sembra attutire il nostro risveglio. Appena svegli Non si è mai totalmente lucidi e tutto appare soffuso e irreale.
Quella fievole luce favorisce l’abbandono ai propri sensi e gli occhi continuano ad avere quella capacità che nel sogno, durante la notte, gli ha permesso abbandonarsi alle immagini. Tutto appare ingigantito, deformato e quei piccoli particolari che nella frenesia del giorno sfuggono alla nostra attenzione vengono messi in rilievo.
La prima volta che provai questa sensazione mi trovavo per le vie di Lecce e stavo andando a scuola e mi trovavo su una strada che percorrevo ogni giorno. Credo che ogni luogo si viva in maniera differente in base allo spirito con cui si avverte la realtà. Se, per esempio viviamo in una città di grandissimo valore architettonico o storico come Roma, Firenze o Lecce quasi mai ci rendiamo conto della bellezza di vivere la città e non vivere nella città.
Ricordo benissimo che era una tiepida giornata primaverile e io ero appena sceso dalla corriera vicino al magistrale, mi incamminai velocemente verso Porta San Biagio, come facevo ogni giorno, e nel camminare nemmeno feci caso a tutto quello che mi stava succedendo intorno perché per me era una cosa ormai naturale vedere il trambusto della città… macchine che suonavano, gruppi di ragazzi che si muovevano per entrare a scuola, allarmi delle automobili… continuai a camminare per conto mio da solo e mi infilai nei meandri del centro storico. Passai sotto porta S. Biagio presi la seconda a destra e qui mi successe una cosa molto strana…
In un attimo mi accorsi che il caos di rumori e di voci che fino a quel momento avevano soffocato i miei pensieri erano svaniti lasciando un silenzio quasi irreale. Fu come una folgorazione, mi trovavo nel cuore della città, dove avrebbero dovuto esserci rumori e vita da tutte le parti e invece sembravano regnare il nulla e il vuoto. Rimasi spiazzato, stupito da quell’evento, osservai per la prima volta la città per quello che era fui incantato dalle sue mille sfumature, dai suoi fregi. Non fu più l’occhio a vedere ma fu la mia mente che iniziò a creare intorno alla realtà… Vidi la città come solo un forestiero può farlo e me ne innamorai. Si, mi innamorai della mia città, imparai a conoscerne i più piccoli segreti, le voci, i silenzi.
Capì solo allora l’importanza di non limitarsi a vedere il mondo come un immagine e iniziai a sentirmi un tutt’uno con quello che mi circondava fosse esso un qualcosa di naturale o artificiale. Pensai a come avevo visto quella strada e a come mi si rivelava in quel momento, continuai a camminare ma non smisi di avere quel legame con la mia città.
Continuai ad osservare i particolari e a sognare, sognare storie, fantasie e persone che fino a quel momento erano passate in quei luoghi e pensai a come i luoghi si rivelino essere sempre diversi in base al modo con cui si guardano. La cosa più assurda che tutto era nato per un attimo, un solo attimo di silenzio, e dentro di me mi stupivo che nessuno se ne fosse accorto… A me era bastato trovare un qualcosa di inaspettato per cambiare totalmente le mie convinzioni. Ma gli altri? Perché non riuscivano a vedere e sentire quello ormai era chiaro in me?
Camminando per le vie del centro storico in silenzio, la mattina presto, mi resi conto che il mondo può apparire diverso in ogni momento.
Mi è successo più volte di vivere dei momenti simili ma la prima volta che sentì questa sensazione mi senti libero e potei comprendere il significato vero della mia esistenza.
Non ricordo bene quanto tempo fa sia successo ma ho ben chiare in mente le mie sensazioni e quello che stavo facendo

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Le greggi


Giornata di sole caldo, la città è lontana e l’automobile si muove velocemente. Non guido e mi lascio trasportare osservando il mondo intorno a me.

I campi secchi si alternano agli uliveti e mi piace pensare che che in ciascuna di queste campagne sia nascosto il segreto della vita di un uomo. L’aria è calda e le poche nuvole che si vedono sembrano sfilacciarsi alla lieve brezza che le sospinge.

Ancora più in alto vedo un aereoplano sorvolare queste terre, ho l’impressione che il mio spazio scorra ad una velocità infinitamente lenta. Eppure sento di non stare perdendo un attimo della mia vita.

Ogni tanto vedo qualche passero che si alza in volo al passaggio della mia auto e mi sembra di sentire il suo cuore battere con violenza. Ciò che suscita la mia sensazione di pace è per lui una violazione del proprio mondo e della propria esistenza.

Superiamo un altro uliveto e mi illumina un’immagine strappata al passato di questa terra. Vedo o mi illudo di vedere qualcosa che era perduto nella notte dei tempi…

Avanza, silenzioso e senza cani da pastore un uomo, solitario. Cammina, con fare deciso e sicuro, ha un berretto in testa e una camicia con le maniche arrotolate. Alza lo sguardo e vede le auto, compresa la mia, che scorrono veloci. Cammina verso la strada e non si nasconde ad essa.

Lo osservo scorrere in lontananza e, con attenzione, rifletto…

Dietro di lui con la testa china avanzano, una dietro l’altra, le pecore. La prima segue la propria illusione e le altre, senza porsi una sola domanda, si accodano.

L’uomo è nascosto dalle terga della prima e tutte le pecore che chinano il capo per brucare l’erba non vedono altro.

La mia auto si ferma nei pressi di un incrocio e si accoda sulla fila più lunga… La fortuna di alcune persone è che l’istinto del gregge non è un processo spontaneo delle sole pecore.

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Lampioni e luci


La città si addormenta abbandonandosi ad un mare di silenzio e di rumori lontani. Tutto tace ed il mondo sembra fermarsi in attesa di un nuovo giorno, di una nuova vita.

Ogni rumore si amplifica e si espande in questo silenzio irreale. Io mi sento disperso in questo inaspettato vuoto.

Cammino ed il mio passo accelera d’istinto, ho paura di questo silenzio che mi avvolge e sembra nascondere qualcosa. Una città che non conosco si mostra ai miei sensi ma ho timore di questo mondo che si mostra.

Le auto, ferme, racchiudono questa piazza e ne delimitano lo spazio. La loro estetica, da ferme, stona con la geometria ben definita degli edifici che le circondano.

I lampioni, ultimi baluardi della nostra civiltà del sole, illuminano le strade strappando alla notte brandelli di spazio e di vita. Sotto di loro una miriade di insetti si affanna e si muove per raccogliere un raggio di luce. I loro microscopici battiti d’ali attirano la mia curiosità.

Li vedo roteare in maniera inconsulta e lottare tra loro, nella loro piccolezza cercano di dominare quella parte del mondo sovrapponendosi agli altri. Ciascuno è uguale agli altri ma non è consapevole che l’unica cosa a cambiare è la propria illusione. La luce sembra incurante di loro.

Un gatto nero cammina lentamente e si nasconde sotto un’auto quando lo chiamo. Solitario, osserva questo mondo da una prospettiva unica e indipendente.

I palazzi intorno a me custodiscono i sogni di chi dorme mentre alcune finestre sembrano vibrare di una luce viva.

Ad ogni luce tremante che vedo, in questa notte, un essere umano trova davanti ad uno schermo la felicità che cerca. Nello stare immobile e nel dimenticarsi del mondo ha trovato la sua dimensione.

A volte, penso, si smette di giocare con la propria vita…

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