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Archive for marzo 2009


Analizzando il paradosso dell’autoreferenzialità strutturale ci è sorto un dubbio molto profondo, ossia se questo paradosso possa essere utilizzato sistematicamente per isolare dalla visione oggettiva della realtà di un popolo e quindi per creare un regime.

Casualmente, trovandomi a leggere su una vecchia edizione a fascicoli sul nazionalsocialismo e sulla Seconda Guerra Mondiale (Storia del Terzo Reich di William L. Shirer – Fabbri Editori) mi sono imbattuto nella traduzione del Programma del Partito dei Lavoratori Tedeschi (PDLT).

Secondo la mia teoria all’interno di tale programma (o comunque tra le idee fondanti) ci dovrebbe essere un punto che implica la “non confutabilità” dello stesso da parte di terzi. Per comodità di lettura riporterò il punto in questione (Punto 23):

Chiediamo che si combatta per legge la menzogna politica cosciente e la sua diffusione attraverso la stampa. Per consentire il nascere di una stampa tedesca esigiamo:

  1. che tutti i redattori e i colaboratori di giornali pubblicati in lingua tedesca debbano essere Volksgnosse;
  2. che la pubblicazione di giornali non tedeschi sia subordinata ad autorizzazione espressa da parte dello stato. Tali giornali non devono essere stampati in lingua tedesca;
  3. che debba essere vietata per legge qualsiasi partecipazione finanziaria a giornali tedeschi o il loro influenzamento da parte di non tedeschi; e chiediamo che la trasgressione sia punita con la chiusura di simili giornali e con l’immediata espulsione dal Reich dei non tedeschi implicati. Devono essere vietati i giornali contrari al pubblico interesse. Chiediamo che siano combattuti per legge gli indirizzi artistici e letterari che esercitano una influenza disgregatrice sulla vita nazionale e che sia posto termine alle manifestazioni che violino le suddette richieste.

Il punto 23 del programma del PDLT è la chiave di autoreferenzialità del programma nazista, ossia il punto che non permette la confutazione delle idee politiche del partito.

Bollando, all’interno del proprio programma, qualunque altra idea che non si allinei al programma stesso con il termine “menzogna politica da combattere” il programma nazionalsocialista rientra tranquillamente nella casistica del paradosso dell’autoreferenzialità strutturale. Perchè chiunque vada ad accettare tale programma politico dovrà scartare a priori qualunque ipotesi che possa confutarne uno dei suoi punti. Tenendo presente anche che al punto 18 dello stesso si prevedeva:

Chiediamo una lotta spietata contro tutti coloro che con la loro attività ledono gli interessi della collettività. Gli infami traditori, gli usurai, gli speculatori ecc. devono essere puniti con la morte, senza riguardo a confessione o razza.

Si può ben capire che anche cercare di aprire una discussione (e essere bollati come infami traditori) su tale programma poteva essere molto rischioso e questo può spiegare la rapidità con cui tale ideologia abbia preso piede all’interno della nazione tedesca.

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La lingua, come abbiamo detto, è una convenzione e le parole che esprimiamo sono delle costruzioni logiche che ci permettono di collegare tra loro i concetti che possediamo. La lingua è intrinsecamente imperfetta e non tutto quello che si esprime è reale. Per esempio:

“Tutto ciò che io dico è falso”

La frase è sintatticamente perfetta ma intrisecamente sbagliata, in quanto non può essere vera ma nemmeno falsa, è un limite non affrontabile a livello di logica in quanto essa implica il contrario di quello che afferma.

La filosofia, in genere, su questo tipo di frase stabilisce che non vi è possibilità di trovare una soluzione logica, ma questo crea uno scompiglio nella realtà visto che questo paradosso è intrinseco al modo di pensare dell’individuo.

Bisogna affermare chiaramente che il paradosso dell’autoreferenzialità non è solo una costruzione logica, ma è una realtà che ci circonda e molto spesso capita di avere a che fare con tale paradosso nelle discussioni e nelle situazioni reali.

Riporterò un esempio che possa essere chiarificatore.

Il pensiero:

Tutto ciò che dice chi non crede a ciò che io dico è falso.

oppure

Ho ragione e chi dice il contrario di quello che dico io, dice il falso.

è un pensiero che è intrinseco alla nostra realtà eppure è sfrutta un paradosso logico, infatti se qualcuno dovesse provare a criticare ciò che io dico, dicendo:

Non tutto quello che tu dici è vero, ci sono alcune cose su cui sbagli.

Partendo dalle premesse iniziali, non si potranno avere che queste risposte:

Non credendo a ciò che io dico, stai affermando il falso.

oppure

Non dandomi ragione, dici il falso.

In quel momento applico “il paradosso dell’autoreferenzialità strutturale” (o paradosso del possessore della Verità) al mio modo di essere ed esso non è una costruzione fittizia, ma una costruzione reale con degli effetti fisici sul mio modo di concepire la realtà. Il paradosso dell’autoreferenzialità strutturale si innesca nel momento in cui si afferma una verità impedendo qualunque possibilità di un confronto dialettico.

La potenza di questo paradosso è devastante perchè scarta “a priori” qualunque obiezione che si possa porre alle proprie certezze e avvalora solo le motivazioni a favore di una determinata visione della realtà. In alcune concezioni tale paradosso deve essere accettato come dogma in quanto esso crea un vuoto di giudizio su cui si può strutturare qualunque tipo di corrente di pensiero.

Accettare acriticamente questa base logica, non strutturata sui fatti o su effettive conoscenze, non permette di avere una visione oggettiva sulla realtà in quanto limita quello che si può conoscere della realtà dell’individuo escludendo qualunque idea che possa inficiare la teoria di partenza.

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