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Archive for dicembre 2009

Il gioco delle parole


Vi vorrei rendere partecipi di un piccolo fatto del mio passato che potrebbe sembrare insignificante, ma che credo abbia segnato la mia vita più di qualsiasi altra cosa.

Quando mangiavamo, seduti al tavolo, accadeva spesso che ci si trovava a chiacchierare , qualche volta si diceva una parola “strana” e sul significato di quella parola si iniziava una intensa discussione. Il gioco terminava solo al termine della verifica della stessa sul dizionario. (Non potete immaginare la soddisfazione che si provava nella vittoria in tale gioco).

Come ogni cosa che accade ai bambini questa cosa ha necessariamente influenzato il mio modo di discutere e di parlare. Molto probabilmente è stato in quel momento che ho capito l’importanza di conoscere e verificare il significato delle parole.

E’ un processo che mi porto dietro da sempre e che mi porta spontaneamente ad analizzare le frasi che mi vengono dette con attenzione, cercando di cogliere il significato reale delle parole.

Con il passare del tempo mi sono reso conto, proprio per questa mia piccola “deformazione”, che si sta perdendo  il collegamento tra significato e parola pronunciata. Le parole vengono utilizzate in maniera arbitraria senza essere soppesate, valutate e soprattutto senza dare loro un significato.

Nel momento in cui io pronuncio la parola “mandarino” ho in mente la definizione della stessa “frutto arancione con semi, di forma tondeggiante, succoso dolce e un pò aspro”.

il problema sorge nel momento in cui si applicano determinate definizioni a entità che non conosciamo direttamente.

Se io dovessi dire “quel rincocefalo mi stava guardando” in pubblico, potrebbe accadere che una persona mi venga vicina e mi dica “oh! dici a me? guarda che ti spacco la faccia“. Potrei stare ore a spiegare (se me lo si lasciasse fare) che il rincocefalo è un lucertolone che stava poggiato sul muro e mi fissava…

Questo perché l’individuo in questione non avrebbe una base concettuale su cui appoggiarsi e farebbe un lavoro di accostamenti di significati preconcetti…

Nel momento in cui io do una definizione ad un’entità sto catalogando mentalmente la realtà rinchiudendola in determinati ambiti. Quando “definisco” non faccio altro che attribuire delle caratteristiche a tutto ciò a cui attribuisco quel nome.

Definire (racchiudere) più entità in una definizione è un’attività estremamente rischiosa, soprattutto se applicato a categorie umane senza conoscere effettivamente il significato delle parole utilizzate.

Le parole di “Clandestino”, “Comunista”, “Mafioso”, “Fascista”, “Immigrato”, “Straniero”, “Violento”, “Bene”, “Male”, “Dio”, “Toghe Rosse”, “Mussulmano” (L’ultima è “Amore”ed “Odio” – purtroppo) vengono utilizzate senza attribuire ad esse un significato perché molti non conoscono il vero significato di tali parole (essendo spesso utilizzate parole che hanno dei Significati notevolmente complessi o non hanno nessun significato).  In tal modo si racchiude la realtà in categorie fittizie che, per chi si pone in maniera acritica nei confronti di essa, possono diventare delle vere e proprie gabbie logiche.

Se un giorno vi capiterà di essere definiti in una categoria logica, prima di lasciare passare, chiedete a chi vi parla cosa vuol dire la parola che ha utilizzato… noterete che il vostro concetto di tale parola differisce notevolmente dal suo.

Per questo non accetto nessuna definizione del mio essere in categorie precostituite. L’essere singolare rappresenta l’anomalia non definibile o controllabile.

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Aria


Essere che è ovunque e non si muove.

Entra nel corpo ad ogni respiro

Ribolle nel sangue ad ogni battito del cuore.

Ad ogni sospiro incatena a questa vita,

Vibra al tremare d’ogni corda

Punge quando non basta il calor che l’accarezza.

Forma d’arte che allo schioccar delle dita crea armonia.

Essenza vitale che pervade e non possiede…

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