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Posts Tagged ‘Cielo’

Specchio d’acqua


Chino, con il peso bilanciato sulla punta dei piedi, rivolgo lo sguardo a questa terra e a questo piccolo mare silenzioso e fermo che ho davanti. Spettro in un mondo, che è lontano e vicino allo stesso tempo, essere che non trova una sua dimensione in questa realtà che non gli appartiene, sono.

Rami infiniti che si stagliano verso il cielo e sorreggono un numero sterminato di foglie ed olive, danno rifugio ad animali e a pensieri che a stento credevo di conoscere…

Un sole tiepido mi scalda la schiena ed il mio corpo gioisce per questa inaspettata sensazione di piacere dopo la lunga pioggia passata.

Goccia dopo goccia, la pioggia notturna ha creato il mare che ho qui davanti e che si estende, calmo, tra le radici di un filare di ulivi e l’altro.

Chino il mio sguardo e con attenzione osservo zampettare a testa in giù un passero tra i rami ed osservo le foglie tremare al lieve soffio di vento. I rami distesi su una lastra turchese di cielo si  lasciano scuotere dolcemente. Le olive, non ancora distaccate, appaiono come delle piccole gemme nere  sospese nel vuoto intreccio di vimini e foglie.

Dei fili d’erba spuntano qua e la tra i rami riflessi e sembrano dei fuscelli pensili che si confondono nell’intrigo dei rami… I tronchi degli alberi salgono fino a raggiungere le radici che si fondono, per un’oscura magia, ad altre radici che proiettano verso l’infinito del cielo gli stessi alberi.

Poso per terra una mano e colgo con delicatezza un’oliva… la porto vicino al mio naso e sento il suo profumo acidulo. Guardo l’illusione che ho d’avanti hai miei occhi e con un movimento della mano lancio verso il cielo l’oliva.

Roteando su se stesso l’insolito grave svolge la sua traiettoria parabolica e cade violentemente sulla superficie dell’acqua: Una serie di cerchi concentrici si dipana e si espande deformando la sua superficie.

Osservo che l’illusione svanisce se sottoposta alle sollecitazioni della realtà…

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Le greggi


Giornata di sole caldo, la città è lontana e l’automobile si muove velocemente. Non guido e mi lascio trasportare osservando il mondo intorno a me.

I campi secchi si alternano agli uliveti e mi piace pensare che che in ciascuna di queste campagne sia nascosto il segreto della vita di un uomo. L’aria è calda e le poche nuvole che si vedono sembrano sfilacciarsi alla lieve brezza che le sospinge.

Ancora più in alto vedo un aereoplano sorvolare queste terre, ho l’impressione che il mio spazio scorra ad una velocità infinitamente lenta. Eppure sento di non stare perdendo un attimo della mia vita.

Ogni tanto vedo qualche passero che si alza in volo al passaggio della mia auto e mi sembra di sentire il suo cuore battere con violenza. Ciò che suscita la mia sensazione di pace è per lui una violazione del proprio mondo e della propria esistenza.

Superiamo un altro uliveto e mi illumina un’immagine strappata al passato di questa terra. Vedo o mi illudo di vedere qualcosa che era perduto nella notte dei tempi…

Avanza, silenzioso e senza cani da pastore un uomo, solitario. Cammina, con fare deciso e sicuro, ha un berretto in testa e una camicia con le maniche arrotolate. Alza lo sguardo e vede le auto, compresa la mia, che scorrono veloci. Cammina verso la strada e non si nasconde ad essa.

Lo osservo scorrere in lontananza e, con attenzione, rifletto…

Dietro di lui con la testa china avanzano, una dietro l’altra, le pecore. La prima segue la propria illusione e le altre, senza porsi una sola domanda, si accodano.

L’uomo è nascosto dalle terga della prima e tutte le pecore che chinano il capo per brucare l’erba non vedono altro.

La mia auto si ferma nei pressi di un incrocio e si accoda sulla fila più lunga… La fortuna di alcune persone è che l’istinto del gregge non è un processo spontaneo delle sole pecore.

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Il gabbiano


Apre lentamente le ali, si guarda intorno e con due rapidi colpi s’innalza. Mostra la sua forza all’uomo ma l’uomo non si cura più di essa, si mostra in volo, ma l’uomo ha conosciuto anche quello ed in lui non suscita meraviglia. Creatura immensa che cerca di mostrare la sua forza e la sua bellezza.

Affacciato su questo balcone osservo il mare sotto di me e mi sovviene per un attimo un pensiero. Sono creatura del mondo e in quanto tale ho i miei limiti. Non conosco la sensazione del volo, se non tramite di attrezzi meccanici, non conosco la quella sensazione di libertà, perchè il mio corpo è vincolato dalla gravità.
Ogni movimento del mio corpo, come quello del gabbiano, ha degli effetti sulla realtà circostante ed ogni mio respiro varia lo spazio intorno a me. Gli effetti dei miei movimenti sono differenti in base alle modalità stessa del movimento che compio.

Bilanciare una freccetta nel gioco del tiro a bersaglio è un continuo manifestarsi di questa realtà. Conoscere la freccetta ed il suo peso, ignorare il rumore, valutare la distanza, la traiettoria,la temperatura dell’aria, il movimento del braccio ed il punto in cui lasciare la freccetta.

Ogni minimo errore di valutazione ed ogni minima interferenza portano un errore macroscopico nell’effetto del lancio.

Mi incammino verso la spiaggia, mi tolgo i sandali e poso i miei piedi sulla sabbia tiepida. Mi avvicino alla riva e continuo a camminare per alcuni metri. Il mare calmo si increspa leggermente ad un soffio di vento. Cammino ancora e sulla spiaggia vedo un ciottolo appiattito: mi chino e lo raccolgo.

Guardo il mare, ancora piatto, allungo il piede destro sulla sabbia bagnata, piego il gomito ed il ginocchio destro per imprimere forza al movimento, muovo il capo con decisione. La mano, con l’indice dritto come un grilletto, imprime un senso rotatorio alla pietra. In un millesimo di secondo sospendo il respiro, decido di lasciare andare sasso e chiudo per un decimo di secondo gli occhi… un salto curvo… pluff!

Ogni movimento ha degli effetti in base a come viene effettuato.

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Nuvole


Tutto quello che vediamo è un’immagine, rarefatta, di ciò che effettivamente è, siamo dei semplici osservatori, che guardano al mondo da una prospettiva e da un punto di unico e nulla di ciò che vediamo o sentiamo è realtà. Siamo autori di un quadro imperfetto, la nostra vita, che si colora in base a quello che facciamo ed in base a come lo facciamo, siamo noi gli autori di questa singola opera d’arte che è la nostra vita.

Lasciamo un segno dietro di noi, fatto di azioni, di ricordi e di pensieri che lentamente si diradano e svaniscono. Viviamo questa vita, nella consapevolezza di non poter conoscere altro al di fuori della nostra prospettiva. Siamo spazialmente e temporalmente limitati e non vi è rete sufficientemente vasta che ci permetta di conoscere la realtà nel suo insieme.

Siamo su un piccolo, fragile pianeta disperso in un’universo dinamicamente stabile… ci proponiamo ad esso, nella nostra incosciente piccolezza e mediocrità, cercando di sopravvivere a noi stessi.

Sopra di noi osservo scorrere, mestamente, le nuvole. Nessuno le guarda o le ascolta, ma loro vanno, non curanti della nostra rabbia o della nostra gioia. Batuffoli di colore di cui voglio ignorare la natura, di cui non voglio definire la formula, sono lì da millenni immutati e sempre diversi. Sono io a dar loro forma, in base ai miei desideri, in base alla mia prospettiva.

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