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Posts Tagged ‘Città’

Libreria


Col capo chino osservo, posati ordinatamente sugli scaffali, decine di libri esposti in attesa di un cuore che voglia ascoltare l’idea dell’autore. Guardo, silenziosamente, le copertine che, immobili, cercano di comunicare in un’immagine il pensiero che ha sollecitato quel limitato insieme di parole.

Leggo i titoli, come perso, in attesa di trovare qualcosa che mi susciti un’emozione e guido questa mia  piccola imbarcazione in questo immenso oceano di pensieri.

Le parole si mescolano e si confondono, le parole si collegano e trasmettono  sogni o illusioni. Questi trattati descrivono la realtà con una serie infinita di immagini e concetti che si collegano secondo l’intendimento dell’autore.

Allungo la mano, attratto da un volume e poso la mia mente sulla sua copertina… simulacri e simulazioni mi appaiono come una realtà che simula se stessa ai suoi occhi, che descrive un’illusione di se stessa utilizzando il mezzo imperfetto e limitato della scrittura.

Tutto ciò che accade è realmente simbolo di una realtà oggettiva, tutto ciò che sento è illusione della mia comprensione del mondo.

Alzo il mio sguardo sul universo che mi circonda e vedo la gente che con lo sguardo chino, rinchiusa nel proprio mondo, alla ricerca di un’idea da adottare ed una conoscenza da comprendere.

Barchette che navigano cercando un temporaneo approdo per le proprie illusioni. Perso in questo mare vedo la mia dolce terra che, con occhi sospettosi, si avvicina e mi sorride…

Osservo il nostro vagare e capisco che l’unica risposta che valga la pena di trovare alla vita è la propria. L’unico libro di cui si ha realmente bisogno è quello che si vive ogni giorno…

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Un mattino


Svegliarsi la mattina presto, poco dopo il sorgere del sole, è una sensazione meravigliosa. Lentamente ti rendi conto che il tempo sembra fermarsi su ogni singolo attimo della tua vita. Il silenzio che durante la notte domina il paese, si perde nei rumori del risveglio. Non si sente ancora il caos del giorno e tutto sembra muoversi più lentamente. Si è più calmi la mattina e si cerca di disturbare il meno possibile la pace che ci circonda. Non è un qualcosa di volontario ma una sensazione naturale che sembra attutire il nostro risveglio. Appena svegli Non si è mai totalmente lucidi e tutto appare soffuso e irreale.
Quella fievole luce favorisce l’abbandono ai propri sensi e gli occhi continuano ad avere quella capacità che nel sogno, durante la notte, gli ha permesso abbandonarsi alle immagini. Tutto appare ingigantito, deformato e quei piccoli particolari che nella frenesia del giorno sfuggono alla nostra attenzione vengono messi in rilievo.
La prima volta che provai questa sensazione mi trovavo per le vie di Lecce e stavo andando a scuola e mi trovavo su una strada che percorrevo ogni giorno. Credo che ogni luogo si viva in maniera differente in base allo spirito con cui si avverte la realtà. Se, per esempio viviamo in una città di grandissimo valore architettonico o storico come Roma, Firenze o Lecce quasi mai ci rendiamo conto della bellezza di vivere la città e non vivere nella città.
Ricordo benissimo che era una tiepida giornata primaverile e io ero appena sceso dalla corriera vicino al magistrale, mi incamminai velocemente verso Porta San Biagio, come facevo ogni giorno, e nel camminare nemmeno feci caso a tutto quello che mi stava succedendo intorno perché per me era una cosa ormai naturale vedere il trambusto della città… macchine che suonavano, gruppi di ragazzi che si muovevano per entrare a scuola, allarmi delle automobili… continuai a camminare per conto mio da solo e mi infilai nei meandri del centro storico. Passai sotto porta S. Biagio presi la seconda a destra e qui mi successe una cosa molto strana…
In un attimo mi accorsi che il caos di rumori e di voci che fino a quel momento avevano soffocato i miei pensieri erano svaniti lasciando un silenzio quasi irreale. Fu come una folgorazione, mi trovavo nel cuore della città, dove avrebbero dovuto esserci rumori e vita da tutte le parti e invece sembravano regnare il nulla e il vuoto. Rimasi spiazzato, stupito da quell’evento, osservai per la prima volta la città per quello che era fui incantato dalle sue mille sfumature, dai suoi fregi. Non fu più l’occhio a vedere ma fu la mia mente che iniziò a creare intorno alla realtà… Vidi la città come solo un forestiero può farlo e me ne innamorai. Si, mi innamorai della mia città, imparai a conoscerne i più piccoli segreti, le voci, i silenzi.
Capì solo allora l’importanza di non limitarsi a vedere il mondo come un immagine e iniziai a sentirmi un tutt’uno con quello che mi circondava fosse esso un qualcosa di naturale o artificiale. Pensai a come avevo visto quella strada e a come mi si rivelava in quel momento, continuai a camminare ma non smisi di avere quel legame con la mia città.
Continuai ad osservare i particolari e a sognare, sognare storie, fantasie e persone che fino a quel momento erano passate in quei luoghi e pensai a come i luoghi si rivelino essere sempre diversi in base al modo con cui si guardano. La cosa più assurda che tutto era nato per un attimo, un solo attimo di silenzio, e dentro di me mi stupivo che nessuno se ne fosse accorto… A me era bastato trovare un qualcosa di inaspettato per cambiare totalmente le mie convinzioni. Ma gli altri? Perché non riuscivano a vedere e sentire quello ormai era chiaro in me?
Camminando per le vie del centro storico in silenzio, la mattina presto, mi resi conto che il mondo può apparire diverso in ogni momento.
Mi è successo più volte di vivere dei momenti simili ma la prima volta che sentì questa sensazione mi senti libero e potei comprendere il significato vero della mia esistenza.
Non ricordo bene quanto tempo fa sia successo ma ho ben chiare in mente le mie sensazioni e quello che stavo facendo

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Lampioni e luci


La città si addormenta abbandonandosi ad un mare di silenzio e di rumori lontani. Tutto tace ed il mondo sembra fermarsi in attesa di un nuovo giorno, di una nuova vita.

Ogni rumore si amplifica e si espande in questo silenzio irreale. Io mi sento disperso in questo inaspettato vuoto.

Cammino ed il mio passo accelera d’istinto, ho paura di questo silenzio che mi avvolge e sembra nascondere qualcosa. Una città che non conosco si mostra ai miei sensi ma ho timore di questo mondo che si mostra.

Le auto, ferme, racchiudono questa piazza e ne delimitano lo spazio. La loro estetica, da ferme, stona con la geometria ben definita degli edifici che le circondano.

I lampioni, ultimi baluardi della nostra civiltà del sole, illuminano le strade strappando alla notte brandelli di spazio e di vita. Sotto di loro una miriade di insetti si affanna e si muove per raccogliere un raggio di luce. I loro microscopici battiti d’ali attirano la mia curiosità.

Li vedo roteare in maniera inconsulta e lottare tra loro, nella loro piccolezza cercano di dominare quella parte del mondo sovrapponendosi agli altri. Ciascuno è uguale agli altri ma non è consapevole che l’unica cosa a cambiare è la propria illusione. La luce sembra incurante di loro.

Un gatto nero cammina lentamente e si nasconde sotto un’auto quando lo chiamo. Solitario, osserva questo mondo da una prospettiva unica e indipendente.

I palazzi intorno a me custodiscono i sogni di chi dorme mentre alcune finestre sembrano vibrare di una luce viva.

Ad ogni luce tremante che vedo, in questa notte, un essere umano trova davanti ad uno schermo la felicità che cerca. Nello stare immobile e nel dimenticarsi del mondo ha trovato la sua dimensione.

A volte, penso, si smette di giocare con la propria vita…

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Piazza del sole


Le grida riempiono l’aria di gioia ed emozione. I bambini si inseguono e corrono senza tregua su questa piccola piazza, girano in tondo, si strattonano, deviano e riprendono ad inseguirsi. Un immenso fluire di voci e di splendidi sorrisi che si cercano, si guardano e si sfuggono.

Alcuni, i più bravi, sono in sella alla propria bici a ruotare, frenare ed accelerare incrociandosi con gli altri, senza mai scontrarsi, altri hanno il monopattino e cercano invano di raggiungerli, sarà la sfida della vita…

Per loro il caos è un gioco, evitare l’inevitabile è una questione d’istinto e di incoscienza. Tagliare una corsa, inseguire in tanti una palla o inseguire un amico è un gioco ad incroci casuali. L’abilità è non far concidere la propria propettiva con quella di chi ti è di fronte e non ti guarda.

Più si è, più il gioco sembra divertente e rischioso ed ogni incrocio dona la gioia di un sorriso.

Fermarsi respirare e riprendere una corsa infinita, sotto un sole che scalda e dona energia. Non vi sono sentieri definiti ma una serie indefinita e casuale di incroci. I bambini riescono a governare il caos che li circonda con la stessa maestria con cui un giocoliere fa ruotare in aria delle palline. In questa loro arte trovano la gioia.

I bambini sono molto più consapevoli dell’imporanza e della meraviglia che il caos rappresenta. Intorno alla piazza le auto seguono il proprio sentiero. I genitori sono seduti sulle panchine a chiacchierare e ciascuno segue, con disciplina, il proprio figlio con la coda dell’occhio.

Sorvegliati, innanzi alla chiesa e al comune i bambini restano al di fuori dei canoni questa società, ordinata e definita lasciandosi andare alla propria sensazione di gioia.

Le campane del comune suonano ordinatamente cinque rintocchi e poi altri tre di diverso tono. I bambini corrono, non curanti di suoni diversi dalle proprie voci, molti dei grandi alzano il braccio e si guardano il polso.

Una ragazza attraversa la piazza, si guarda intorno cercando qualcuno. La seguo con gli occhi e, alzandomi dalla mia panchina, le vado incontro…

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Pioggia di Primavera


Nuvole scure e pesanti si stendono fra i miei occhi ed il sole. Nuvole scure e pesanti di pioggia avanzano lentamente sospinte da un vento dispettoso. La mia pelle avverte un brivido, non di freddo, che la percorre velocemente e che mi porta un attimo di tensione. Gli alberi acquistano un colore vivo e forte in contrasto col grigiore del mondo circostante… sembrano brillare di luce propria.

Le foglie fremono, singolarmente, in attesa di una goccia che le bagni… le foglie fremono in attesa dell’ultima pioggia primaverile. Tra loro gli uccelli si posano, cercando riparo, e pigolano arroccati in quelle ultime fortezze della natura.

Sento un rumore dolce che invade la città, sento il mio corpo che cede all’illusione della pioggia. Le persone intorno a me si affrettano, cercando riparo, sotto un portico o sotto un balcone. Si corre e ci si guarda intorno sperando di non venire bagnati… La pioggia cade comunque…

Per terra vedo tante macchioline circolari e scure: ogni goccia che cade si posa violentemente lasciando un segno. Ogni goccia che cade, se presa singolarmente, ha una forza infinitesima.

Ne cadono miliardi in un secondo e ciascuna di esse è diversa dalle altre, ciascuna di esse colpirà un bersaglio differente, bagnandolo. Noi guardiamo all’insieme, la pioggia, volendo ignorare che tale insieme è formato da un numero spropositato di singolarità. La pioggia è molteplice e dinamica, e per questo ha effetti molteplici sulla realtà che ci circonda.

Osservo un infinitesimo delle gocce che in questo momento stanno cadendo sulla città, osservo un infinitesimo degli effetti che essa porta all’interno del nostro sistema. Mi rendo conto che la mia visione della pioggia è parziale e che ciascun essere che la osserva e la vive ne viene influenzato in maniera differente.

Mi rendo conto che ogni goccia che cade cambia impercettibilmente l’esistenza di chi la osserva.

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Incontri e Voci


Passo dopo passo mi muovo ed è questo che mi distingue dagli esseri inanimati. Incontro tanta gente che cammina come me, sorride e chiacchiera vivacemente sulla propria vita e di quello che ha sentito. Persone che si incontrano si guardano, si sfuggono ed esprimono i propri pensieri, ordinatamente.

Il sole inizia a sparire tra i palazzi e le ombre si fanno sempre più lunghe. Ascolto sprazzi di una discussione, sento i brevi silenzi, poi un’altra voce ed un’altra ancora. E’ quasi musica…

Mille finestre socchiuse su questa strada, mille piedi che si muovono seguendo traiettorie casuali, mille pensieri che si incrociano e mille voci che si mescolano e si confondono. In ciascuna finestra vi è una vita ed ogni vita è il tramite per un’altra.

Immetto il mio piede nella piazza ed un leviatano di voci appare innanzi a me, un suono unico immenso e continuo che rimbomba oltre le pareti ed oltre i miei pensieri. Tutti parlano ma la voce è singola, eppure ciascuno non perde il contatto con la propria di voce. Ciascuno parla a qualcuno che ascolta.

Intravedo la molteplicità dei pensieri svelato dall’unicità della voce, ciascuno di noi vive quest’attimo in maniera differente, ha un canale con la propria realtà ed ignora l’insieme che lo sovrasta e di cui fa parte. Ogni voce che sento è univocamente legata alla persona che sta parlando e a quella che ascolta. Gli altri sono esclusi da questa realtà.

La realtà del singolo è parte della massa ma dalla massa viene ignorata. La voce permette di creare dei legami all’interno delle masse.

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Rumori


La televisione dei vicini, susurra e si agita, io sono in silenzio, non capisco cosa dice. In tutte le case si vive una singola vita che non è la propria. Scorrono in lontananza le auto, ripetitivamente e senza motivo. Scorrono pedissequamente lungo un tragitto definito, creato da altri, inseguendo la propria libertà.

Una sedia si muove, impercettibilmente, la sento vibrare sopra di me, rompendo un ordine scritto, definito su un copione, di una vita programmata, giorno per giorno. Immagini che ogni giorno influenzano la nostra vita, suoni che penetrano nella mente togliendo la possibilità di essere ciò realmente siamo.

Viviamo una realtà condizionata, influenzata da un cannone unidirezionale di immagini e di concetti, siamo liberi di scegliere in un campo ben definito di opzioni. Ogni suono, ogni concetto, ogni immagine ci trasmette un messaggio spontaneo, intrinseco all’immagine stessa. L’immagine ed il concetto non sono scindibili.

Non vi è segnale che riceviamo che non contenga un messaggio per il nostro modo di essere ed in ogni momento associamo dei concetti ad altri concetti. l’ostentazione del sesso, del denaro, dell’estetica e delle immagini non sono altro che la più vera manifestazione di una concezione strumentale dell’esistenza.
Ogni volta che ad esse si china la ragione nascono dei cortocircuiti razionali e l’uomo china il proprio essere a l’immagine decadente ed appiattita dell’idolatria.

La meraviglia della vita è guardarsi intorno e scoprire che le scelte sono infinite e non vi è nulla di più bello che compierne una consapevolmente e con decisione. La nostra forza e nostra bellezza sono racchiuse nel vigore con cui manifestiamo il nostro modo di essere e di sentire.

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