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Egregio Presidente rispondo a questa sua.

Sono state tante le battaglie Politiche che ho combattuto nel nome del Software Libero, sono state tante le volte che ho dovuto confrontarmi con persone che non comprendevano l’importanza della libertà digitale, l’importanza di dare a tutti pari opportunità a livello informatico. Lei è una delle tante pedine che, non comprendendo appieno la rivoluzione informatica del Free Software, cerca di nascondere con le parole, la propria non volontà politica di aprire la pubblica amministrazione al Software Libero. Stia tranquillo, non è una novità.

Quando si parla di Free Software la politica, per qualche strano motivo, parla sempre al “futuro”: “Vareremo a breve”, “Faremo”, “Diremo” nel frattempo stipula contratti ed accordi con aziende che di cercano di monopolizzare il mercato.

Questo accade perché, come lei sa, non è più socialmente sostenibile la politica in cui il software vincoli l’utente ad una determinata piattaforma ma, non ha il coraggio di rinunciare a ciò che conosce, per dare la possibilità a  nuovi “concorrenti” di entrare sul mercato. Si perché di questo si tratta. Vede, cose che per lei sono banali e meccaniche (tipo: lei non si sarà mai chiesto in che formato salvare un documento, o in che formato salvare un immagine, o perché si avvia Windows quando accende per la prima volta un computer) in ambito digitale sono di vitale importanza, perché chiudono o aprono un enorme fetta di mercato a grandi e piccoli sviluppatori.

L’esempio più evidente lo trova su internet: dove non vi è stata la predominanza di un sistema “Microsoft” si è creato un enorme microcosmo di aziende che forniscono servizi in maniera indipendente, generando vera innovazione a costi realmente irrisori.

Lei dice di aver scelto l’open source e di questo non possiamo far altro che rallegrarci… ma in quale ambito? Quali sono i progetti attualmente in uso alla regione Puglia che sono stati rilasciati/utilizzati/finanziati? Mi contrappone ad un “contratto di collaborazione” firmato, una “scelta generica e futura”, ossia, come dice lei definendo al negativo, “una dichiarazione di intenti”.

Lei sottolinea il “senza investimenti pubblici” come se fosse una medaglia al valore. Vede… Al popolo del Free Software che conosce le modalità di prelievo di Microsoft: La cosiddetta “Microsoft Tax” che paghiamo ogni volta che acquistiamo un computer, oppure l’obbligo di utilizzare un determinato formato o l’obbligo di pagare un determinato “brevetto” (anche in maniera indiretta) sono tutte cose che ci sono ben chiare…

Come sono ben chiare le modalità di colonizzazione del mercato messe in atto dall’azienda, stringere accordi per la ricerca per fossilizzare il mercato su una data piattaforma (Windows). Le faccio una proposta: visto che è un accordo “paritario” tra due entità di cui una pubblica si potrebbe anche chiedere, in qualità di ente pubblico, a Microsoft di utilizzare “strumenti aperti” e rilasciare il tutto come Free Software?

Le strategie commerciali e monopolistiche di Microsoft le conosciamo troppo bene per accettare le vostre parole. “Open Source”, “Favorire lo Scambio”, “Stimolare l’innovazione” sono parole senza senso se non si abbinano ad un accordo “paritario” tra i vari competitors. In informatica si hanno ben chiari i limiti della politica ed i “piccoli stratagemmi” messi in atto da determinate aziende per garantirsi il “Monopolio” del mercato.

Visto che mi è sembrato sufficientemente preparato sulle aziende che aiutano i progetti da lei menzionati, le potrei tranquillamente ricordare che Firefox, Openoffice.org, (ma ne potrei elencare altri) sono delle evoluzioni di progetti “strangolati” dalla “strategia economica monopolistica” di Microsoft (aziende fallite, gente che ci lavorava dentro).

Potrei fermarmi qui, come dice lei, ma mi tocca continuare, perché la parte che fa più male del suo discorso è proprio l’attacco ideologico al software libero, la parte “politica” che manifesta l’approccio schematico ed “obsoleto” con cui si guarda al Software Libero.

Vede, leggendo con attenzione la frase di Alessandro ed Athosda da lei riportata: “questo tipo di software è l’unico che non può essere controllato da nessuna azienda” capirà che tutto quello che lei ha scritto non ha dato una risposta all’affermazione, ma ha semplicemente cercato di sviare il discorso cercando di insinuare che dietro a quei prodotti software ci siano determinate aziende.

Visto che non le è chiaro il concetto da loro espresso cercherò di spiegarlo meglio:

“Il Software Libero non crea dipendenza, nessuno può chiudere cambiare, smettere di supportare o decidere quali funzioni sono interessanti o meno di un programma se non la comunità degli utenti e degli sviluppatori, quali formati di file supportare o meno, nessuno ha l’obbligo di rifornirsi dal “fornitore primo” del software stesso.

Il fatto che le aziende che lei ha elencato siano i maggiori “finanziatori”, “sviluppatori” e che forniscano assistenza a tali sistemi non vuol certo dire che abbiano “il controllo sul progetto” (Se trova interessante, le posso indicare numerosi Fork di software che contrariamente alla direzione scelta dall’azienda, sono andati avanti in direzione “ostinata e contraria”). Sarà il “cliente” a decidere di chi fidarsi o meno.

Lei dice “L’Open Source si propone come un modello di Business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre un modello di business” intendendo forse che non è compito della politica scegliere il modello di business.

Ha detto una grande verità, ma ha sottinteso una grande bugia, la politica tra modelli di business più o meno sostenibile deve, necessariamente confrontarsi con un modello di business più sostenibile, per una questione etica e pragmatica. Se la politica tra due sistemi di business dovesse scegliere aprioristicamente il modello di business meno sostenibile, non sarebbe la “migliore politica” perché anteporrebbe al bene futuro di tutti il bene immediato di pochi e non si intende solo Microsoft…

I suoi (?) giudizi: “L’immagine di un prodotto evoluto e gratuito portato avanti da eserciti… non convince del tutto”, “non è cosa per privati appassionati”, “Ma solo per grandi aziende” sono semplicemente confutati dai “Fatti”, ossia che esiste  come lei dice “un enorme laboratorio di sviluppo condiviso” portato avanti da Aziende, Appassionati, Ricercatori, Università, ecc. che, indipendentemente da chi lo compone, funziona bene (anche meglio) e dà da lavorare e per questo non deve essere ignorato per pregiudizi, ignoranza o per poca “lungimiranza”.

Poi lei parla di “liberarci” da “altri” monopoli che limitano la nostra possibilità di connessione, come se quello di “Microsoft” (La prima azienda globale) fosse un monopolio di minore entità…  Per questo non posso che ritenere “pretestuosa” la lotta ad altri monopoli… Non ci sono monopoli trascurabili perché, semplicemente, in un modo o nell’altro un monopolio toglie ed ha tolto le “possibilità” ad altri, sfruttando oltretutto dei vincoli “di contratto” o limitazioni “arbitrarie”.

Vede, Sig. Vendola, Lei fa delle scelte politiche, Il software Libero è un entità a se stante che è indipendente dalla politica.

Rappresenta Aziende, Volontari, Lavoratori ma anche impiegati ossia “una parte” non “trascurabile” del mondo informatico, gente preparata che in un modo o nell’altro ha trovato nella rete (basata quasi totalmente su sistemi “Aperti”,”Liberi” e “Gratuiti” ) una forma continua di confronto e di dialettica… Lei ha fatto una scelta che nelle sue idee, forse, serviva a migliorare la formazione in Puglia… ma questa idea, che in apparenza potrebbe essere vantaggiosa è dannosa per il sistema paese e regione, perché non valuta la qualità, non favorisce le aziende locali e non apre il mercato, ignorando tante realtà che potrebbero fornire strumenti molto più efficaci per il rilancio del sistema paese.

Non può pretendere di convincere noi, della bontà delle sue azioni, perché sono anni che vediamo la politica “ignorare totalmente o quasi” le istanze del mondo del Software Libero e dell’associazionismo informatico italiano, Mentre fanno man bassa degli strumenti messi a disposizione dagli stessi sviluppatori (CMS, Portali, Siti Web per esempio…). Le posso tranquillamente dire, che la politica è troppo indietro per capire l’importanza dell’adozione del Software Libero.

Colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali Saluti

Americo Iacovizzi

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Oggi parlerò del Sud dell’informazione, L’informazione vista dalla periferia… Il luogo dove Il Fatto Quotidiano non arriva e le liste civiche a 5 stelle sono pura utopia. Dove i sindaci dei paesi vengono messi quali specchietti per l’elezione del presidente della provincia.

Provate ad immaginare: Congresso sulla libertà di stampa, a Calimera… Senza togliere nulla ai giornalisti presenti, senza togliere nulla alle idee presentate… Relatori di tutto rispetto: Quotidiano, Canale 100 e due altri giornalisti “tutti veterani del mestiere”.

La conclusione dell’incontro? La libertà di informazione è pura utopia, ciascun giornalista manipola le informazioni in base al colore di chi gli sta dietro e “l’equilibrio” sta nel manganellarsi a vicenda in base al colore politico.

Questa è la concezione della “libertà di stampa” made in Sud dovuta soprattutto a pressioni di lobbies, editori, politici, mafie, gruppi massonici, Berlusconi ecc. ecc. ecc. Tutto perfetto, tutto giustissimo ma… il solito piangersi addosso tipico della nostra cultura…

Propongo, mi espongo e chiedo: “ma non si potrebbe provare una forma di informazione alternativa? Se si reputa così importante l’indipendenza del giornalista da editori “imprenditori”… perché non si prova a replicare l’esperienza di un giornale come “il Fatto quotidiano” di Travaglio?”.

Risposta… la potete pure immaginare, a grandi linee… “Rischiare il c..o e rischiare di rimanere senza lavoro per avviare un giornale che rischia di non essere comprato? see… come no…”

Occasione buttata di riscatto morale del sud… ma non dispero e segnalo il gruppo Calimerese Polemonta che sono dichiaratamente di sinistra ma che hanno la voglia di manifestare le proprie idee con chiarezza, senza nascondersi in luoghi comuni…Anche rischiando…

Sono sempre più convinto che la rete ci salverà da questa deriva… Quando tutti sono fermi iniziate a muovervi…

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Il preservativo non serve


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17 marzo 2009: in partenza da Roma, diretto a Yaoundé, capitale del Camerun, Papa Benedetto XVI annuncia a tutto il mondo che il dramma dell’ Aids “non si può superare con la distribuzione di preservativi, che al contrario aumentano il problema”. Le affermazioni del Pontefice, molto incaute e imprudenti, hanno scatenato l’ira e l’indignazione della popolazione occidentale, compresa maggior parte dei cattolici. Grande è stato infatti per questi ultimi l’imbarazzo davanti a una simile dichiarazione: condannando l’ uso dei preservativi, Benedetto XVI non solo ha dimostrato l’ insistenza nel sostenere un’ idea (quella dei rapporti sessuali finalizzati esclusivamente alla riproduzione) ormai quasi del tutto superata, ma anche la sua mancanza di senso pratico e di concretezza.

Innanzitutto, come hanno ribadito medici e studiosi, l’utilità dei preservativi nella prevenzione dell’Aids è scientificamente provata. Appare dunque insensata, se non addirittura segno di ignoranza, la convinzione che essi possano aumentare il problema: il Pontefice può anche essere contrario all’ utilizzo dei contraccettivi, ma mettere in dubbio la loro funzione… Qui le possibilità sono solamente due: o davvero Benedetto XVI non ha capito come funzionano i preservativi, o ha parlato inopportunamente. E ciò sarebbe comunque alquanto ridicolo: un Papa che parla senza pensare? Deve rappresentare milioni di credenti e non pensa a quello che dice?

Benedetto XVI sostiene inoltre che per combattere l’ Aids la soluzione giusta sia un “rinnovo spirituale e umano della sessualità”. Già. Belle parole. Ma che cosa significano? Vuol forse farci riflettere sul fatto che sesso e amore devono andare di pari passo? Ci sta forse dicendo che i rapporti sessuali non devono aver luogo al di fuori della coppia? Va bene, giustissimo, chi vuole ha il diritto di pensarla così. Però papa Benedetto non ha fatto bene i calcoli con la realtà: in molti paesi dell’ Africa esiste ancora la poligamia, la prostituzione è diffusa a causa della mancanza di soldi e in molti casi la donna è considerata inferiore all’ uomo. Il cambiamento verso questo “rinnovo della sessualità” di cui parla il Pontefice può essere un obbiettivo da porsi, ma esso non verrà raggiunto domani: ci vorrà del tempo, e nell’ attesa che cosa dobbiamo fare? Sacrifichiamo tutte le vittime dell’ Aids aspettando che gli eventi facciano il loro corso?

Francia, Belgio e Germania hanno espresso le loro discordanze con le parole del Pontefice, la Spagna ha addirittura annunciato che invierà in Africa un milione di preservativi.

E l’ Italia? Che posizioni ha preso il nostro paese?

Attraverso il ministro degli esteri Frattini l’ Italia ha detto “di non voler commentare le parole del Papa”. Ottima scelta, la migliore che si potesse prendere. Non sbilanciamoci mai, chissà cosa rischieremmo.

se messo all’indice

P.S. Vignetta e articolo pubblicati su un giornale (L’urlo) redatto dai ragazzi del “Liceo Beccaria” di Milano e censurati (democraticamente) dalla preside e dalla stampa italiana e da alcuni bigotti benpensanti.

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